Tag Archives: D-Beat

We The Heatens – Approaching Thunder (2019)

Che i pagani si scatenino. Che affilino le spade, che brandiscano le asce, che colpiscano senza pietà i propri nemici. Che l’odio prenda il posto della tolleranza, che il furore prenda il posto della rassegnazione, che l’oltraggio prenda il posto del rispetto. Che le orde pagane vadano all’assalto per lasciare solo rovine di ogni regno e di ogni impero al proprio passaggio.

Un’orda di pagani che appare dalle foreste e irrompe nelle roccaforti della civiltà come un tuono in avvicinamento per depredare e saccheggiare, per devastare e lasciare solo macerie del vecchio mondo, per appiccare focolai di rivolta in ogni territorio dell’impero, per sconvolgere il quieto vivere che domina l’esistente. Questo sono i (nuovi) We the Heatens e questa è grosso modo l’immagine che porta alla mente l’ascolto di “Approaching Thunder”.

“Approaching Thunder” ultimo album in casa We the Heatens, ha la potenza devastatrice di un’incursione pagana che apre percorsi scoscesi quanto inesplorati, ma sopratutto segna l’inizio di un nuovo percorso sonoro per il gruppo del Wisconsin che non si fa problemi ad abbattere le frontiere della propria musica. Nati come gruppo folk-punk e da un sound caratterizzato dalla presenza di stumenti quali mandolino, violino e violoncello, i We the Heatens decidono di invertire la rotta del loro progetto, spingendolo oltre ogni confine opprimente e qualsiasi possibile etichettamento. Passando dall’essere un progetto interamente acustico, oggi i nostri hanno aggiunto come base della loro musica una struttura sorretta da due chitarre, un basso e una batteria, rendendo irreversibile il processo di indurimento del proprio sound, spostandolo dunque verso territori a metà strada tra il thrash metal e il crust punk, ma con un sapore che può tradire influenze e melodie ricondicibili all’universo (pop) punk rock. La primitiva natura folk del gruppo però emerge costantemente nel corso dell’album, tanto per la presenza del violino e del violoncello quanto per un certo gusto nelle composizioni, nel songwriting ma sopratutto nel riarrangiamento visto che le otto le tracce che compongono questo “Approaching Thunder” non sono inediti, bensi si tratta di vecchi pezzi riregistrati nella nuova veste come le bellissime “Lung of Lies”, “The Order” o “Neurotic Decay” apparse originariamente sullo splendido “The Blood Behind the Dam“, ultimo lavoro interamente folk e acustico pubblicato fino ad oggi dai We The Heatens. Come suonano oggi i We the heatens quindi? Come un caos armonizzato fatto di pezzi anthemici sostenuti da epiche melodie di violino e violoncello, ritmi d-beat martellanti e tutta la brutale ruvidezza e aggressività de metal e del punk, il tutto senza rinnegare per nemmeno un istante l’anima folk da sempre presente nel loro sound. Inni di rivolta come “Crooked Kings” sono da cantare a squarciagola e da mettere in pratica nel momento stesso in cui invitano all’azione: “It’s time to get violent
It’s time to break the silence, we all know the real enemy”. Disco devastante, una tempesta di tuoni e fulmini che non lascia scampo, un’orda di pagani che  distrugge ogni cosa si trovi sul loro cammino.

Noi siamo i barbari calati per saccheggiare l’impero e gozzovigliare sulle sue rovine.
Noi siamo il selvatico che infesta le crepe di questa civiltà. Noi, i pagani che danzano in tondo nella notte e sono divorati dalle fiamme.

 

Evil Fragments #02

E’ di marzo dello scorso anno il primo e unico capitolo di questa rubrica che porta il nome di un disco dei giapponesi Effigy, uno dei migliori gruppi a suonare quel magnifico ibrido tra crust punk e thrash metal che ha reso immortali nella storia della musica estrema i nomi di gente come Amebix Axegrinder, Sacrilege e compagnia. Non è difficile perciò capire di cosa tratterò in questa rubrica, ovvero i dischi più interessanti in ambito crust punk, stenchcore e d-beat usciti recentemente e che meritano perciò la mia così come la vostra attenzione. Doomsday hour has come, evil fragments will swallow you!

 

Tapioca – Demo (2020)

Vengono dalla British Columbia, territorio canadese, hanno un nome che riprende un prodotto alimentare derivato dalla lavorazione della Manioca, pianta originaria del Sud America, e buona parte dei loro testi è scritta e cantata in cinese. Questi sono i Tapioca e in questa loro primissima fatica ci regalano venti minuti di ibrido bastardo tra l’anarcho-crust punk e sonorità più orientate verso territori metal che ha le radici piantate in profondità nelle sonorità, così come nell’immaginario e nelle tematiche, riconducibili a gruppi come i Nausea, i Contravene, i grandiosi Appalachian Terror Unite, i Nux Vomica, gli Scatha di “Respect, Protect, Reconnect” e i Sedition di “Earth Beat”. La demo in questione si compone di cinque tracce a cui si somma una cover dei Fear of God posta in chiusura che toccano gli argomenti più classici e cari all’anarcho-crust punk, dalla critica della guerra e del patriottismo fino alla presa di posizione ecologista contro la catastrofe climatica e ambientale causata dal capitalismo che sfrutta l’uomo così come devasta e saccheggia i territori. Il filo conduttore che lega nell’insieme il progetto Tapioca e le cinque tracce della demo è ben delineato dallo “slogan” che accompagno il gruppo canadese: “We went from being, to having, to appearing…”. Una presa di coscienza netta e forte nei confronti del consumismo, della mercificazione e della proprietà, tutti germi che vengono coltivati internamente dall’economia capitalista stessa e che sembrano ormai dominare le esistenze degli esseri umani. Un’ottimo debutto per i Tapioca, autori di un anarcho-crust punk metallizzato se non del tutto originale certamente suonato con passione e attitudine e per questo estremamente godibile per chiunque sia follemente infatuato dei gruppi citati in apertura di recensione, come il sottoscritto del resto.

http://[bandcamp width=100% height=120 album=544615201 size=large bgcol=ffffff linkcol=0687f5 tracklist=false artwork=small]

 

Warkrusher – All is Not Lost (2019)

Anche i Warkrusher come i Tapioca provengono dalle terre canadesi, però questa volta dalla parte opposta rispetto alla British Columbia, ovvero dal Quebec e anche loro con questa demo intitolata “All Is Not Lost” e rilasciata nel dicembre del 2019 sono alla loro primissima fatica in studio. In appena venti minuti e cinque tracce i canadesi Warkrusher ci sparano nelle orecchie il loro sound pesantemente influenzato da sonorità riconducibili all’universo stenchcore e ad apocalittici territori crust punk sia di gruppi seminali come i Deviated Istinct o i Misery, sia di gruppi crust della seconda ondata degli anni ’00 come i magnifici Hellshock o i War//Plague. In tracce come “Tyranny of Vengeance/All Is Not Lost” e “Endless Night” si possono sentire infatti tanto le influenze dei Misery di “Children of War” quanto quelle dei War//Plague di “Temperaments of War”, mentre in “Screaming from Hell“, traccia con cui termina questa demo, si possono addirittura sentire lontani richiami agli Effigy di “Grindin Metal Massacre“. Cinque tracce di ottimo stench-crust che se fossero state pubblicate agli inizi degli anni duemila, in pieno revival crust punk, avrebbero sicuramente riscosso maggiori consensi. Ma i Warkrusher se ne fregano di tutto questo, seguono una strada ben precisa, suonano stenchcore e crust punk come piace a loro e ribadiscono un concetto fondamentale: “Non tutto è ancora perduto!”

http://[bandcamp width=100% height=120 album=3719816669 size=large bgcol=ffffff linkcol=0687f5 tracklist=false artwork=small]

 

Paranoid – Kind of Noise (2019)

A pochissimi giorni dalla fine del 2o19 i Paranaoid hanno vomitato fuori dal nulla questo nuovo ep intitolato “Kind of Noise”, un titolo che più emblematico non si può per definire la proposta ed il sound degli svedesi. Fedeli da sempre al culto di Kawakami e dei Disclose, i Paranoid ci regalano quattro tracce che invertono leggermente la rotta rispetto a “Heavy Mental Fuck Up!” rilasciato ormai due anni fa, disco segnato da uno spostamento molto più netto verso lidi propriamente metal, nel quale le sonorità riconducibili ai Venom erano più accentuate che mai. Su questo “Kind of Noise” i Paranoid sembrano aver fatto un importante ritorno al passato, riuscendo a ricreare perfettamente quella furia di d-beat hardcore rumoroso e distorto influenzato in egual modo dai Disclose e Framtid, onnipresenti nel sound dei nostri, e dal fondamentale kangpunk svedese di Totalitar e Mob47 che caratterizzò i loro primi lavori. Un vortice distruttivo e violento come solamente un temporale tuonante nei cieli scandinavi sa essere, una tempesta di caos che trita e devasta qualsiasi cosa in cui si imbatte sul suo percorso. Con questo “Kind of Noise” il sound dei Paranoid rappresenta ancora il miglior punto di incontro tra due scuole seminali dell’hardcore e del d-beat mondiali, quella giapponese più caotica e distorta e quella svedese più violenta e ruggente, una vera e propria furia devastatrice di rumore assordante di cui si sentiva sinceramente il bisogno in questi tempi bui in cui la scena hardcore mondiale è preda della moda “raw punk”. Fuck off and die, this is just a kind of jawbreaking mangle devastation!

http://[bandcamp width=100% height=120 album=2249345939 size=large bgcol=ffffff linkcol=0687f5 tracklist=false artwork=small]

 

Dishönor – S/t (2019)

La mancanza pressochè totale di informazioni certe e contatti rende i Dishönor una creatura estremamente affascinante e misteriosa. Si sa veramente poco sul loro conto, se non che vengono da Salonicco in Grecia e che su questo loro primo lavoro ci offrono un ottimo d-beat/crust influenzato in egual misura da gruppi come Doom, Discharge, Hiatus, Visions of War, Disgust e compagnia brutta e cattiva intenta a suonare il più brutale e martellante d-beat possibile. Fin dalla copertina di questo self-titled debutto dei Dishönor si può facilmente comprendere quale sia la tematica centrale attorno alla quale ruotano le dieci tracce, ovvero una feroce presa di coscienza antimilitarista contro la brutalità della guerra, i suoi orrori e il sistema capitalista che nella guerra ha i suoi interessi economico-finanziari e che vede negli esseri umani solamente carne da macello da sacrificare sull’altare del profitto. Tracce quali l’iniziale “War Victims”, “Savagies of War” e “Neverending Bombraid” sono esempi perfetti tanto della solidità e dell’inaudita violenza del d-beat/crust suonato dai greci quanto delle tematiche appena elencate, a cui si affiancano pezzi e liriche che trattano altri argomenti classici del genere come le visioni post-apocalittiche intimamente legate ad un imminente catastrofe ambientale, l’incertezza del futuro causata da un sistema economico predatorio che inquina, devasta e distrugge l’ecosistema e la critica del potere, della gerarchia e dell’autorità. Niente di nuovo sia sul fronte delle sonorità che sul fronte delle tematiche affrontate, questo è innegabile, ma nonostante ciò questa prima fatica dei Dishönor suona tutt’altro che scontata o noiosa, e anzi, per tutti gli amanti di un certo sound è un disco da ascoltare dall’inizio alla fine senza prender fiato facendosi trafiggere da queste dieci schegge di d-beat/crust violento e indomabile! Inoltre parte dei soldi ricavati dalla vendita di questo self-titled album sono benefit per supportare le spese e le lotte del movimento anarchico greco, quindi cazzo volete di più? Nights without end, reality or nightmare? Will this ever end?

http://[bandcamp width=100% height=120 album=1219815870 size=large bgcol=ffffff linkcol=0687f5 tracklist=false artwork=small]

 

 

 

Schegge Impazzite di Rumore #07

Dopo parecchio tempo di silenzio assoluto ed assordante, rispolvero una delle più longeve rubriche di questa webzine che arranca ma imperterrita continua in direzione ostinata e contraria a parlare di punk hardcore e di sovversione dell’esistente. Eccoci quindi giunti al settimo appuntamento con le schegge impazzite di rumore, questa volta in compagnia di tre gruppi provenienti dall’estero e che hanno rilasciato in questo 2019 che ormai sta giungengo al termine, alcuni ottimi lavori che toccano svariate fumature del variegato panorama hardcore/punk e metal. Partendo dall’hardcore in salsa finlandese dei Korrosive e arrivando all’ ancient black metal dei Witching Hour, ci imbatteremo nel kangpunk/d-beat dei Nuclear Power Genocide e nell’ibrido speed metal punk ottantiano dei Witchtrial!

Korrosive – Observations From the West

Tampere 1983? Niente affatto, siamo ad Oakland nel 2019! Le radici del sound degli statunitensi Korrosive però sono ben ancorate alla scena punk hardcore finlandese degli anni ’80 e le loro influenze anche su questo primo full-lenght sono da ritrovare in lavori seminali come “Ristiinnaulittu Kaaos” dei Kaaos e in tutto quanto hanno pubblicato dal 1981 al 1984 gruppi come Teervet Kadet, Riistetyt o Tampere SS! Come nel precedente demo “Havaintoja Lännestä” le danze vengono aperte dal brano “Institute”, che può già dare un ottimo riassunto del sound furioso e caotico dei Korrosive e della voce abrasiva di Chris! Proseguendo ci imbattiamo in altre tre tracce (che bello riascoltare “War Hysteria”!!!) presenti sul demo sopracitato affiancate a tre inediti, tra cui spiccano certamente le devastanti “1984″ e “5 Seconds of Sanity”. I Korrosive sono fedeli al loro sound e dimostrano di suonare con sincera passione quello che piace a loro, questo “Observations from the West” è senza dubbio quanto di meglio si possa ascoltare oggi in ambito punk hardcore! Totaalinen kaaos per le nostre orecchie!

Witchtrial -s/t

Questi Witchtrial sono dei punx che suonano metal vecchia scuola, niente di più, niente di meno. La proposta dei Witchtrial riesce perfettamente a bilanciare due anime da sempre intimamente legate e influenzatesi a vicenda a partire dagli anni 80, quella prettamente hardcore punk/d-beat e quella del primitivo metal estremo ancora legato al tradizionale heavy classico. Ecco quindi che su questo self titled album si possono sentire echi degli Slayer del seminale ep “Haunting the Chapel” e quelli di “Season in The Abyss”, così come l’hardcore dei GBH e il d-beat sound tipico dei Discharge, il tutto accompagnato da un’attitudine, un’atmosfera generale e un suono riconducibili allo speed metal dei Venom e alla primordiale incarnazione del metal estremo ad opera degli Hellhammer!  Tracce quali “Wait for the Reaper” o “Ripped to the Crypt” valgono da sole l’ascolto di questo disco! Lasciamo che questi punx bastardi scatenino le fiamme degli inferi sulla terra nel nome di Satana! Benvenute all’inferno anime dannate assetate di speed/punk vecchia scuola!

 

Nuclear Power Genocide – Devastation of the Future

Nel 2015 gli svedesi Paranoid e i canadesi Absolut davano vita ad un devastante split intitolato “Jawbreaking Mangel Devastation”. Da quello split alcuni membri dei due gruppi decisero di unire le forze in una nuova creatura che avrebbe preso il nome di Nuclear Power Genocide, omaggiando i giapponesi Framtid. E cosa mai potranno suonare i N.P.G.? I Paranoid suonano un rumoroso ibrido che nasce dall’incontro del d-beat hardcore dei Disclose e l’heavy black metal dei Venom, gli Absolut si dedicano invece ad un classico kångpunk di scuola svedese imbastardito dal punk hardcore a la Death Side; sommate tutti questi elementi, ricordatevi che hanno preso il nome da un pezzo dei Framtid, e avrete il sound dei Nuclear Power Genocide su questo “Devastation of the Future”: un assalto di furioso e caotico d-beat fedele tanto alla scena svedese di Mob47 e Anti-Cimex, quanto a quella giapponese di Disclose e Warhead, ne è un perfetto esempio la terza traccia “Fixated on Mass Destruction”! Una mazzata devastante di fuorioso d-beat vecchia scuola, non si può chiedere di meglio!

Witching Hour – And Silent Griefs Shadows the Passing Moon

“Come hear the moon is calling, the witching hour draws near…” scandisce queste parole la voce cruda e satanica di Cronos nel brano “Witching Hour” pubblicato nell’album “Welcome to Hell” del 1983. È innegabile che questo giovane gruppo tedesco si ispiri fin dal nome ai Venom e alla primordiale e primitiva incarnazione del “black metal” che li caratterizzava. Anche musicalmente i Witching Hour sono molto legati al suono di capolavori immortali come “Black Metal” e il già citato “Welcome to Hell”, e probabilmente il fatto che essi stesi definiscano la loro musica “Ancient Black Metal” sta a sottolineare proprio questo legame intimo con la primissima wave del metallo nero. Il suono dei nostri è quindi uno speed/thrash proto black fortemente radicato nella vecchia scuola degli anni ’80 che però non abbandona mai del tutto l’influenza dell’heavy metal classico, precisamente quello più maligno ed esoterico di Angelwitch e Witchfynde! “And Silent Grief Shadows the Passing Moon” si apre con la lunga titletrack strumentale dal sapore fortemente NWOBHM che mi ha messo i brividi fin dal primo ascolto e che lascia poi il passo a “Once Lost Souls Return“, traccia che mostra tutto l’influenza che hanno avuto i Venom sulla musica dei Witching Hour! Le successive “From Beyond They Came” e “Sorrow Blinds His Ghastly Eyes” sono vere e proprie schegge di speed metal vecchia scuola che possono riportare alla mente anche i Tyrant dello splendido “Mean Machine” condite con delle vocals che si pongono a metà strada tra la voce marcia di Cronos e il proto-black scream di Nocturno Culto sugli ultimi lavori dei Darkthrone! “Behold Those Distant Skies” è invece una cavalcata in perfetto stile NWOBHM che avrebbero potuto benissimo scrivere gli Angelwitch! Se siete dei fottuti nostalgici della prima incarnazione del metallo nero a la Venom e dell’heavy metal più maligno e oscuro, questo concentrato di ancient black metal è la cosa migliore che possiate ascoltare!

 

Roma a Mano Armata – Drömspell e IRA

Drömspell, il vento scandinavo che soffia su Roma! Ascoltando la prima fatica del gruppo romano si ha immediatamente l’impressione di trovarsi dinanzi ad un lavoro proveniente direttamente dalla scena d-beat/hardcore scandinava della prima metà degli anni ’80. Difatti in questa demo si può sentire tutta l’influenza che la scuola d-beat/hardcore svedese (ma in parte anche quella finlandese) ha avuto sulla proposta e sul sound dei Drömspell. Per farla estremamente breve ci troviamo ad ascoltare 5 schegge impazzite di d-beat/crust che ha le proprie radici ben salde in capolavori come “Scandinavian Jawbreaker” degli Anti-Cimex, “Kärnvapen Attack” dei Mob47, “Crucified by the System” degli Avskum e i primi demo degli indimenticabili Svart Parad. “Fantasmi in Catene” e “Scia di Morte”, giusto per citare un paio di pezzi, racchiudono al loro interno tutti gli ingredienti per del sano e sincero hardcore/d-beat che fa muovere la testa come si deve e fa salire la impellente necessità di fracassare le proprie e altrui ossa pogando come anime dannate divorate dalle fiamme. Drömspell o barbarie!

Gli IRA suonano invece un hardcore classico totalmente debitore alla vecchia scuola del genere, tanto italiana quanto statunitense. Infatti tra le influenze che emergono dal sound dei nostri possiamo annoverare sia Declino e Indigesti, così come Negative Approach, Faith e i primissimi Black Flag. Pochi fronzoli, fondamentalismo hardcore come unica ragione di vita, mazzate sui denti e calci nello stomaco senza fermarsi un attimo. Tracce come “Gabbie di Cemento”, “Senso di Impotenza” o la conclusiva “Buio Impenetrabile” sono vere e proprio schegge di hardcore impazzite che sfondano i timpani, trafiggendo il cervello. Se pensate che l’hardcore, quello più politico, sincero e vissuto/suonato con l’attitudine che non si tratti solamente di musica, sia morto, gli Ira vi sputano in faccia un concetto semplice ma forse troppo spesso dimenticato: lo spirito continua e non morirà mai!

Evil Fragments #01

Mortal War, che si prendono la copertina di questa prima puntata di “Evil Fragments”

Nel lontano 1999 i giapponesi Effigy rilasciano il loro primo demo dal titolo “Evil Fragments”, una piccola perla di crust punk marcio e oscuro imbastardito perfettamente con le pulsioni thrash metal di gentaglia del calibro di Axegrinder e Sacrilege. In questa prima puntata di “Evil Fragments”, nuova rubrica dedicata a quelli che ritengo essere i lavori migliori usciti recentemente a livello mondiale in ambito crust punk, stenchcore e d-beat, vi parlerò delle ultime fatiche di Mortal War, Lifeless Dark, Physique e Subversive Rites. Tanta carne al fuoco per questo primo appuntamento con i frammenti del male!

I Mortal War esordiscono con questo primo demotape intitolato “Gates of Hell” nel 2017 e ci regalano uno stenchcore/crust punk apocalittico, oscuro e intriso di quella rabbia primordiale che solamente il crust della prima ondata sapeva trasmettere. Nelle tre tracce, più una cover di “Winter” degli Amebix, che compongono questo “Gates of Hell” possiamo notare quanto abbiano influenzato il sound dei Mortal War lavori immortali come “No Sanctuary” dei già citati Amebix, “Grind the Enemy”, primo demo targato Axegrinder e sopratutto l’Ep “From Hell” dei giapponesi Effigy. Mentre ci addentreremo nello stenchcore suonato dai Mortal War, attraversando i cancelli dell’inferno, l’atmosfera si farà sempre più tetra e opprimente, lande desolate ricoperte da corpi in putrefazione, testimonianze di battaglie barbare e degli orrori della guerra, si apriranno dinanzi ai nostri occhi impauriti e una luna nera ci renderà in eterno schiavi dell’oscurità, costringendoci a vagare senza meta come anime condannate alla dannazione eterna! Da brividi la seconda traccia “The Battle’s End” che si apre con un intro atmosferica che ci illude dell’arrivo della quiete dopo la tempesta dell’iniziale “Slave to Darkness”, sfociando poi in realtà in un vero e proprio selvaggio massacro con le cavalcate di chitarra a costruire un’atmosfera epica e la batteria a scandire i colpi come se ci trovassimo nel mezzo di un campo di battaglia. A quanto pare i nostri giovani crusters from Philadelphia hanno interiorizzato al meglio la lezione primitiva del crust più apocalittico e selvaggio di scuola Amebix/Effigy, riuscendo a regalarci un ottimo demo che farà la felicità di noi tutti amanti dei gruppi sopracitati e di gentaglia del calibro di Fatum, Instinct of Survival o Stormcrow! Che si aprino i cancelli dell’inferno, che l’oscurità regni sovrana su questa terra condannata all’oblio!

Dopo un paio di demo interessanti i newyorkesi Subversive Rite rilasciano finalmente il loro primo album intitolato “Song for the End Times”. Il disco si apre con un’intro acustica che lascia però subito spazio ad un d-beat/hardcore veloce e rabbioso con la voce di Claire a farla da padrona, un sound fortemente influenzato dalla primissima scena britannica degli anni ’80, Varukers, Discharge e Warwound su tutti. Per descrivere al meglio il sound proposto dai Subversive Rite però dobbiamo fare uno sforzo e immaginare una ibrido bastardo tra il crust suonato dai Sacrilege sui primi demo datati 1984, l’hardcore dei giapponesi Death Side e infine il d-beat/crust di scuola svedese suonato alla maniera degli Anti Cimex dell’era “Scandinavian Jawbreaker” o degli Avskum di “Crime & Punishment”. Prendete il meglio dai gruppi e dai lavori appena citati, aggiungete delle vocals urlate (ma che non divengono mai veri e propri screams o growls) a la Saira degli immensi Detestation e potrete quantomeno avvicinarvi ad immaginare la musica suonata dai newyorkesi su questo incredibile “Song for the End Times”, che ritengo essere uno dei migliori lavori usciti in ambito crust/d-beat nell’ultimo periodo e sicuramente uno dei più interessanti di questo inizio 2019. Dieci tracce che trattano tematiche tipiche del genere, dall’imminente fine del mondo e dell’umanità (dopo tutto basta leggere il nome dell’album per capire su quali coordinate si muovono liricamente e concettualmente i Subversive Rite) come nell’iniziale “Last Blast” e nella splendida e conclusiva “It’s Too Late“, all’ossessione della società moderna per il controllo e la sorveglia nella traccia intitolata, citando 1984 di George Orwell, non a caso “Big Brother”, passando per prese di posizione contro il voto e la delega che legittimano unicamente ingiustizie, sofferenza e sfruttamento (“Pigs in a Pen“) o la volontà di abbattere questo sistema che si fonda sulla gerarchia, sull’autorità e sul dogma capitalistico del profitto per costruire finalmente un mondo altro espressa in un verso come “subvert your laws, a new way of life breaks down the walls” della quinta traccia “Subversive Rite“. Questo album sarà la colonna sonora che accompagnerà la fine del mondo come lo conosciamo basato sullo sfruttamento e sul dominio dell’uomo da parte dell’uomo; dieci tracce di d-beat/hardcore che scandiscono le ore che mancano alla fine di questi tempi bui, mentre noi cospiriamo per la sovversione, per l’insurrezione! 

Un altro lavoro estremamente interessante e godibile di questo inizio 2019 è sicuramente “The Evolution of Combat“, ultima fatica in studio rilasciata i primi di gennaio dai Physique, band che non nasconde il suo essere cresciuta a pane e Disclose! Il raw d-beat/hardcore suonato dai nostri infatti è ben radicato tanto nella lezione dei Discharge più classici quanto nella sua estremizzazione noise ad opera dell’immortale Kawakami insieme ai suoi fantastici Disclose, gruppo per i quali i nostri sembrano avere una venerazione nemmeno troppo celata. Il suono è caotico e estremamente grezzo, la registrazione è lo-fi quanto basta per rendere il tutto ancora più rumoroso e marcio, tutto questo è quello che ci troveremo ad ascoltare su questo “The Evolution of Combat”, dieci tracce di “rumore non musica“, in perfetto stile Disclose e che riporta alla mente anche le pulsioni più noise e raw di altri gruppi hardcore/crust come i Disorder o gli oscuri giapponesi Gloom. Inutile citare questa o quell’altra traccia nello specifico perché questo lavoro è un monolite di raw hardcore punk atto unicamente a creare il rumore più assoluto e volto alla distruzione più totale nel nome del caos, dall’iniziale “Violence of Another Day” alla conclusiva e omonima “Physique” ci troviamo sparate nelle orecchie dieci schegge impazzite di rumore distorto che crea dipendenza. Se il silenzio è la morte, i Physique hanno scelto la loro strada, la strada del rumore più assoluto e disturbante. Il rumore di questo mondo ormai in macerie! Nel segno e nel ricordo eterno di Kawakami, noise not music come unico credo impresso nella testa dei Physique!  

“Who Will Be the Victims” dei Lifeless Dark, gruppo di Boston all’esordio con questo Ep di sole cinque tracce, è uno di quei lavori che appena finisci di ascoltare rimetti da capo una, due, tre, dieci volte di fila! Che esordio, porca troia! La prima cazzo di volta che ho ascoltato questo demo ho pensato che i Sacrilege avessero sfornato un nuovo lavoro e invece mi son trovato davanti ad un giovanissimo gruppo di Boston che nel 2018 ha saputo ricreare perfettamente un sound a cavallo il thrash metal e il crust punk tipico dell’underground britannico/europeo degli anni 80. In molti passaggi di questo “Who Will Be the Victims?” sembra di ascoltare un mix tra i già citati Sacrilege (innegabile principale influenza dei nostri), il crust primordiale degli Hellbastard e il death metal di scuola Bolt Thrower del periodo 87-88, giusto per fare qualche nome che possa rendere più chiaro a chi legge il sound dei Lifeless Dark. La tape si apre con “Terminal Phase”, intro strumentale della durata di quaranta secondi che prepara il terreno al massacro della successiva “Outcry“, vera e propria scheggia di crust punk imbastardito da cavalcate thrash di scuola Sacrilege/Axegrinder che sfocia in un assolo da brividi. Altra traccia da sottolineare è sicuramente la conclusiva “Feeding the Light”, anch’essa sempre in bilico tra le pulsioni più metal e quelle piu marcatamente punk tipiche dell’underground estremo degli anni ’80, con il riff principale che si stampa immediatamente in testa e l’assolo finale a concludere in maniera sublime questo “Who Will Be the Victims?”. Per chi negli anni si è divorato più volte “Behind the Realms of Madness” e si è ascoltato un giorno si e l’altro pure i Sacrilege (ma anche Amebix o Axegrinder tra gli altri) come il sottoscritto, i Lifeless Dark e questa loro prima fatica vi faranno innamorare al primo ascolto! 

 

Tørsö – Build and Break (2019)

Tørsö are back (finalmente eccheccazzo!) con questo nuovo e attesissimo Ep intitolato “Build and Break” e sono pronti a distruggere quel poco che avevano risparmiato con il precedente “Sono Pronta a Morire” pubblicato nell’ormai lontanissimo 2015. Quello che ci troveremo sparato nelle orecchie è un d-beat/hardcore fortemente radicato nella primitiva lezione dei Discharge e nel sound furioso di scuola svedese di gruppi come Totalitär, ma che al contempo riporta alla mente anche il classico hardcore all’italiana degli anni ’80 e la rabbia dell’ hc di scuola Negative Approach, Poison Idea e Youth of Today su tutti! Quattro nuovi pezzi presenti su questo nuovo “Build and Break” che colpiscono in your face senza lasciar tempo per riprendere fiato, questo è in estrema sintesi il riassunto di quello che vi troverete ad ascoltare! Testi introspettivi e incazzati che affrontano argomenti personali come per esempio nella splendida “Grab a Shovel” (che mi ha ricordato “Döda döda för inre Frid” dei Totalitär), vengono urlati dalla sgraziata voce della cantante Mae che ci vomita addosso tutta la sua rabbia e l’odio che ha nel cuore. L’album si apre con la titletack, una mina di hardcore rabbioso che ci prepara al massacro che ci aspetta per tutti i 7 intensissimi minuti di durata di questa ultima fatica dei californiani. Si prosegue con la già citata “Grab a Shovel” che a parer personale rappresenta l’episodio migliore di questo Ep sopratutto grazie al testo (“Drag me out in the cold, bury me in the snow, never dig myself out, drag me out!”) che si stampa immediatamente in testa e che viene urlato fino allo sfinimento dalla solita voce tagliente di Mae come fosse una sorta di liberazione, espiazione o richiesta di aiuto! Anche la successiva “Repulsion” si dimostra un’altro splendido esempio di hardcore/d-beat che tira dritto per la sua strada senza fare troppi complimenti, con Giacomo dietro alle pelli che pesta senza sosta come un dannato e con i riff suonati da Ktru a lasciare segni indelebili nella nostra testa facendo salire voglia di pogare e spaccare tutto come se non esistesse un domani. L’Ep si conclude con “Sick of Fighting”, hardcore veloce che sembra un ibrido bastardo tra i soliti Totalitar e i Negative Approach, accompagnato da un testo estremamente introspettivo che in questo momento della vita sto sentendo molto personale e per questo fa male; Quando la voce urlata di Mae recita “Another year has come and gone. This battle feels like it’s already been lost” sfido chiunque a non sentire un vuoto al petto.

Quattro tracce che sanno dove e come colpire, questo è quello che dovrebbe fare un bel disco di semplice e sincero hardcore e a quanto pare i Tørsö lo sanno bene! Da sottolineare inoltre la classica attitudine straight edge che caratterizza da sempre i Tørsö e che riporta alla mente un certo modo di intendere l’hardcore precisamente riconducibile al periodo a cavallo tra gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta con gruppi come Minor Threat, Youth of Today e simili, regalando alla proposta dei nostri quel sapore di old school che non stona mai e che anzi conferisce al sound dei nostri una marcia in più! I Tørsö non inventano nulla di nuovo e sinceramente non me ne frega un cazzo, questo “Build and Break” è una scarica di pugni nello stomaco e ginocchiate sui denti tanto a livello musicale quanto a livello lirico, quindi la ricetta più semplice e immediata per dell’ottimo hardcore senza fronzoli che trasuda attitudine e passione ad ogni nota e che si stampa nelle nostre fottute teste! DISTRUGGERE PER COSTRUIRE È IL NOSTRO MODO DI LOTTTARE! Lo spirito continua anche grazie a gruppi sinceri e spaccaossa come i Tørsö!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Olona Death Valley Punx – Intervista ai Motron

“Nelle wastelands del varesotto, nella Valle della Morte impestata dai fumi nauseabondi che fuoriescono dalle acque putride dell’Olona, si aggirano questi cinque guerrieri-zombie post apocalittici e ubriachi marci fino al midollo che portano con sé morte, distruzione e il giusto grado di molestia necessaria per sopravvivere in queste lande desolate dove l’apparente quieto vivere è una vera e propria condanna a morte”. Queste le parole che scrissi a suo tempo quando decisi di recensire il primo LP “Eternal Headache” dei Motron, una vera e propria bomba di crust’n’roll. E oggi le riporto per il semplice fatto che trovo siano perfette per presentarveli e introdurre questa intervista! Dall’Olona Death Valley con furore e rabbia molesta , lascio la parola ai Motron!

Partiamo con la più scontata delle domande: Chi cazzo sono i Motron? Quando si sono formati e perché? Ma soprattutto da dove avete preso l’ispirazione per il nome? Sentitevi liberi di dire tutto quello che vi passa per la testa!

I Motron sono prima di tutti un gruppo di amici (Gra alla voce, Kino alla batteria, Ago e Gaglio alle chitarre, Arca al basso) che hanno condiviso e condividono esperienze, ambienti, concerti, musica, divertimento, problemi ecc. ecc.
L’idea di formare i Motron era stata concepita già un paio di anni prima dell’effettiva nascita della band, praticamente il tempo necessario per dare a Kino la possibilità di poter almeno tenere in mano delle bacchette, dato che era l’unico senza esperienze musicali alle spalle. Nell’estate del 2012, quindi, iniziavamo a fare le prime prove e a scrivere i primi pezzi che daranno vita al demo del 2013. In concomitanza all’uscita del demo sono iniziati i primi sporadici live, che non ci hanno distratto dallo scrivere nuovi pezzi, che hanno poi composto il nostro primo LP “Eternal Headache” del 2015.
Il 2015 è stato anche l’anno del nostro primo minitour e di un piccolo incremento dell’attività live, purtroppo sempre condizionata da problemi lavorativi, familiari e logistici. Nel 2016 Ago si è trasferito a Bologna e abbiamo quindi deciso di far entrare nei Motron Gaglio, in modo da riuscire a provare con più regolarità, pur mantenendo sempre Ago nella band. Con la nuova formazione abbiamo registrato, nel 2017, un promo di 4 pezzi e continuato a fare quello che meglio ci riesce: divertirci, sbronzarci, andare ai concerti e fare i cazzoni!
Il nome Motron deriva da un motorino 50 cc a marce molto in voga negli anni 90, e poi ricorda vagamente i motorhead quindi è una figata! Ahahah

La vostra proposta è un d-beat/crust marcio, veloce, corrosivo e rabbioso che voi stessi definite “Raw’n’roll”. Quindi la mia domanda sorge spontanea, quali sono state e continuano ad essere le influenze principali dei Motron? Quali sono i gruppi che pensate possano emergere ascoltando la vostra musica?

Essendo ovviamente cinque esseri umani pensanti ognuno porta nella band, inconsciamente o volontariamente, le influenze di ciò che ascolta. Ci sono band e generi che fanno da filo conduttore tra noi cinque, per esempio Motorhead, Black Sabbath, certo punk hardcore più grezzo e minimale e in generale un po’ tutto il crust/d-beat. A livello più personale nella band ascoltiamo dal punk 77 al rock ‘n’ roll più classico, dalla seconda ondata punk inglese al grindcore, dallo stoner/doom al death metal, dallo sludge al thrash metal e quindi, con le dovute proporzioni e cautele, alcuni di questi ascolti entrano a far parte del nostro songwriting.
Probabilmente il miglior complimento che vorremmo ricevere sarebbe: ritmiche alla Disgust e Anti Cimex, riffs alla Motorhead e Discharge, voce alla Extreme Noise Terror, il tutto condito da una spruzzata di English Dogs e attitudine alla Poison Idea. Temiamo non succederà mai! Ahahahahah

Quanto pensate sia cambiato il vostro suono, il vostro approccio compositivo e la vostra proposta dalla prima demo del 2013 ad oggi, passando per l’interessantissimo “Eternal Headache”?

A livello di suono non crediamo sia cambiato molto dalla nostra formazione ad oggi, ad eccezione dell’aggiunta della seconda chitarra che, soprattutto dal vivo, a nostro modo di vedere è una spinta in più. Anche a livello compositivo non ci sono mai stati grandi cambiamenti. Generalmente partiamo da un riff e in sala prove costruiamo insieme tutto il pezzo, sul quale poi adattiamo il testo. In base al tipo di riff capiamo anche quale impronta dare al pezzo, se tipicamente d-beat, più “metallusa” o virata verso il rock ‘n’ roll.
Diciamo che forse, dal demo ad oggi, quello che è cambiato è una maggiore pazienza nella composizione dei pezzi e il fatto che parte del nuovo materiale ha una struttura leggermente più complessa rispetto ai primi pezzi che abbiamo scritto

Passando al lato lirico/concettuale, volete parlarci di cose trattano i vostri testi? Sono frutto di un percorso singolo o vengono stesi in maniera collettiva? Ma soprattutto da cosa sono ispirati e cosa volete far passare con essi?

I testi normalmente vengono scritti singolarmente, da chi se la sente in quel momento o ha un idea. Le nostre liriche parlano di ciò che viviamo e di ciò che vediamo attorno a noi: lo schifo della guerra (che non è poi così lontana da come si può essere portati a credere), gli abusi di potere e la violenza degli sbirri infami, i luridi stronzi che muovono i fili dietro le quinte e decidono della nostra vita o della nostra morte, il senso di morte, sconforto, oppressione e delusione che accompagna le nostre esistenze, ma anche i momenti di gioia come ascoltare i dischi, sbronzarsi con gli amici, fare casino e sparare stronzate…anche se poi ha un prezzo da pagare il mattino seguente!

Venite da Varese, dalle wasteland dell’Olona, la valle della morte, ossia dalla provincia che inghiotte ed uccide con il suo nulla, la sua apatia e il suo quieto vivere. Cosa significa sopravvivere in un luogo simile? Quanto vi influenza il contesto che avete attorno nella composizione della vostra musica?

Vivere nella provincia di Varese non è semplice ed è forse più complicato rispetto ad altre realtà. Devi sempre guardarti le spalle e la noia è palpabile e ti taglia le gambe. I posti per portare avanti determinate lotte e certe logiche musicali e DIY non esistono e quindi bisogna inventarseli o scendere a compromessi (cosa che a noi non piace molto fare). In ogni caso ogni iniziativa viene portata a termine attraverso mille problemi e sbattimenti, quando si riesce a portarla a termine, che è già un bel traguardo.
Nonostante tutto ciò le cose, rispetto a quando eravamo ragazzini 15/20 anni fa, sono migliorate parecchio. Sono nati dei collettivi, si sono formate delle band, ci sono molte più persone coinvolte e che supportano il DIY e siamo assolutamente fieri e orgogliosi di poter contribuire a tutto questo!
Non sappiamo quanto il vivere in questa provincia di merda influenzi la nostra musica ma indubbiamente influenza le tematiche dei nostri testi. Diciamo che ci dà materiale fresco di cui parlare ogni cazzo di giorno.

Parlando di Olona e Varese non posso non domandarvi qualcosa in merito all’Olona Wasteland Punx, collettivo di cui fanno parte anche alcuni di voi. Avete voglia di parlarcene più approfonditamente e in modo totalmente spontaneo e libero?

Olona Wasteland Punx è una sorta collettivo nato da meno di un anno intorno alla Valle Olona un po’ per gioco, un po’ per dare un nome e un’identità ad una realtà preesistente formata da punk, metalheads, cani sciolti e bizzarriti della nostra zona. L’obiettivo principale è quello di organizzare concerti e momenti di aggregazione liberi e condivisi, diffondendo in pratica le idee che più ci stanno a cuore: autogestione, antifascismo e antirazzismo.
Uno dei motivi che ci ha spinto a dare vita a OWP è stato il fatto di creare un filo conduttore e dare continuità ai (pochi) concerti che si riescono ad organizzare nel varesotto. Al momento abbiamo organizzato alcuni concerti in circoli o locali che ben si prestavano a situazioni autogestite, ma sicuramente le serate meglio riuscite sono state quelle organizzate nella sala prove che condividiamo con Overcharge, D.O.T., Sore e Stoned Monkey, siamo riusciti a dimostrare come, grazie allo spirito del DIY, si riesca ad organizzare belle serate e coinvolgere numerose persone non solo dal punto di vista del divertimento. In poche parole si vorrebbe creare una “scena”, cercando di unire le forze e senza sentirsi solo individui sperduti nella Wasteland! Stiamo anche portando avanti il laboratorio di serigrafia, un’altra occasione per mettere in pratica il DIY e per supportare le band con cui condividiamo questo percorso. Inoltre è previsto un altro progetto legato alla nostra sala prove che speriamo possa vedere la luce tra qualche mese. Speriamo vada tutto per il verso giusto!

Per terminare domanda obbligata: progetti futuri? A quando un nuovo album in casa Motron che farà tremare le lande desolate della valle dell’Olona popolata da morti viventi asserragliati dietro il loro apparente quieto vivere?

Se tutto andrà secondo i piani vorremmo, nel 2019, andare a registrare il nostro secondo LP. Abbiamo già pronti pezzi nuovi e altri ne stiamo scrivendo (più un paio li riregistreremo dalla prima demo), quindi speriamo di entrare in studio piuttosto a breve. Una volta pubblicato il secondo LP l’idea sarebbe di riuscire a fare un tour europeo un po’ più consistente.
Per le molestie vi invitiamo a raggiungerci al bancone del bar prima e dopo un nostro live, solitamente non lesiniamo in scorrettezze e figuracce! ahahahahahahha
Infine grazie mille a te per questa intervista e complimenti per il tuo progetto Disastro Sonoro!

Grazie a voi, miei cari Motron, per il supporto (che è chiaramente ricambiato) e per il tempo dedicatomi nel rispondere alla domande! Lunga vita al Raw’n’roll, lunga vita all’Olona Wasteland Punx!

Anno 2016 – Cronache di un’Eterna Condanna e di Visioni Orribili

Anno 2016, il mondo che noi conosciamo stava crollando su se stesso. La follia dilagava, le lande desolate si estendevano per migliaia di chilometri, l’aria si faceva sempre più irrespirabile e nauseante, la morte era tangibile tutt’intorno a noi, pochi i sopravvissuti alla catastrofe. Difficile capire chi fosse più folle: io o gli altri. Io, colui che fugge sia dai vivi che dai morti, vago senza meta come un’anima dannata in questa terra devastata e putrida; un uomo, ridotto a un unico istinto: sopravvivere. Visioni orribili si susseguivano nella mia testa, l’esistenza si era oramai tramuta in un eterna condanna. In questo scenario infernale e post-apocalittico, riecheggiava in lontananza il rumore angosciante ed annichilente suonato da due bande di guerrieri non-morti e non più umani che rispondono al nome di Cancer Spreading e Humus, creature portatrici di distruzione per tutte le lande abbandonate e brulicanti di morte. Che la desolazione sia con voi, benvenuti nell’incubo terreno, cercate di sopravvivere e se non doveste riuscirci, mi auguro di non udire le vostre strazianti urla di dolore.

“A desolate landscape where no one dare to step
Lifeless beings lay dead inside of their holes
I see again a corpse crawling in filth
That corpse is me and once used to live.” (The Day I Dreamt a Nightmare). Sentivo echeggiare in lontananza questa cantilena, mentre mi trascinavo ormai quasi totalmente abbandonato da ogni parvenza di vitalità tra nebbie dense che ricoprivano distese di terra aride e macerie. Visioni orribili si susseguivano dinanzi ai miei occhi stanchi e nella mia testa dolorante, lamenti disumani giungevano alle mie orecchie da ogni parte di questo paesaggio abbandonato da qualsiasi forma di vita. Decisi di proseguire nella direzione dalla quale provenivano i latrati gutturali che scandivano la cantilena sopracitata e arrivai fino a scorgere delle ombre che conservavano vaghe fattezze umane. Si trattava di una banda di guerrieri non morti in preda ai fumi dell’alcool. I loro lamenti per l’eterna dannazione a cui erano stati condannati si fecero più intensi, così come la musica marcia e annichilente che tentavano di suonare. Cancer Spreading dissero di chiamarsi.

Cosa cazzo ci si potrà mai aspettare da un gruppo che prende il suo nome direttamente da un brano tratto dal seminale “Welcome to the Orgy”, EP datato 1987 dei mostri sacri (e qualcuno dice anche siano gli “inventori”…) dello stenchcore che rispondono al nome di Deviated Instinct? Cosa cazzo ci si potrà mai aspettare da questo “Ghastly Visions” (rilasciato nel luglio del 2016) se non il classico crust punk imbastardito dal death metal old school più marcio (o viceversa) a cui ci hanno abituato negli anni i modenesi Cancer Spreading e che, album dopo album, migliora in termini di qualità, personalità e intensità?

Il death metal old school è probabilmente più presente che mai su “Ghastly Visions” con passaggi, riff e rallentamenti che ricordano in più di un’occasione tanto la scuola svedese di Grave e Entombed, quanto il sound imbastardito dal doom opprimente di un gruppo mai abbastanza incensato come gli olandesi Asphyx e soprattutto, e sopra a tutti, la fonte d’ispirazione primaria, insieme ai giá citati Deviated Instinct, che fuoriesce da ogni singola nota suonata dai Cancer Spreading, ossia i Bolt Thrower del seminale capolavoro “In Battle There is No Law”, gruppo di cui i nostri modenesi suonano una versione ancora più sulfurea, marcia, apocalittica e angosciante. Lo stenchcore che accompagna i Cancer Spreading dagli inizi della loro carriera rimane la base di partenza di tutte le dieci tracce che compongono l’album, un sound debitore ai classici nomi del genere come i soliti Deviated Instinct o gli Extinction of Mankind, ma anche riconducibile ad uscite più recenti come lo splendido “Culto Abismal” degli spagnoli Cruz e l’oscuro “Scourge” degli irlandesi Okus, senza dimenticare le visioni più apocalittiche e angoscianti di gruppi italiani come Nihildum (recensiti poco tempo fa) e Campus Sterminii. Tanti nomi, tante influenze, tanta carne al fuoco. Ma questo album suona comunque al 100% Cancer Spreading e non come un semplice derivato di nomi ben più blasonati. Capito dunque che putrida aria nauseante tira dalle parti di questo “Ghastly Visions”? Ci troviamo dinanzi ad una band ormai in piena maturazione lirica e musicale che ci regala 40 minuti di puro stenchcore old school che avrebbe fatto certamente invidia ai maestri Deviated Instinct. Citando le parole degli stessi Cancer Spreading, che trovo perfette per concludere queste righe a loro dedicate, il loro scopo dichiarato è sempre quello di diffondere il più possibile il loro messaggio di nichilismo e autodistruzione attraverso l’autoproduzione e l’attitudine do it yourself. E ci riescono ancora una volta. Visioni orribili nella mia testa, urla lancinanti vagano inascoltate in un oceano di desolazione, disperazione e odore di morte pervade ogni avanzo dell’umanità passata… non c’è più bisogno di avere paura.

Smarrimento, morte, distruzione, eterna dannazione. E’ questo, solo questo e nient’altro, quello che ci portiamo dietro dopo esser stati annichiliti dalle “visioni orribili” dei Cancer Spreading e dal loro marcio e putrido stenchcore. Mentre ci ostiniamo a vagare senza meta per queste lande desolate senza più alcuna ragione per costringerci a sopravvivere, ci imbattiamo in un’altra banda di berserk che non hanno più nulla di umano e che appaiono come corrosi dal tempo, cantori delle macerie del mondo passato e dell’eterna condanna che domina il presente. “Humus”, questo il nome che essi scandiscono attraverso le loro voci gutturali che hanno solo un vago ricordo di qualcosa di umano. Humus, ossia lo strato più superficiale del terreno, quello che trattiene gli esseri viventi dopo la morte in uno stato di decomposizione. Una litania che assomiglia ad una sentenza di morte giunge alle mie orecchie e recita così: << Humus e’ la condizione di vita a cui e’ ridotto o e’ stato condotto l’uomo oggi. Cioe’ di un essere passivo al suo freddo destino, privo di una propria liberta’ d’azione, capace solo di farsi consumare, sfruttare, sottomettere e sprecare. Un individuo che vive nella continua illusione di essere felice in una realta’ basata sulla falsita’ e l’egoismo. La societa’ moderna ne e’ il suo cancro parassita.>>.

“Eterna Condanna” non è solo la condizione in cui noi tutti ci ritroviamo a vivere in questi oscuri tempi di miseria umana, ma anche il titolo dell’ultima fatica in studio degli Humus, guerrieri post-apocalittici in putrefazione che arrivano direttamente da Ancona. Gli Humus sono autori di un hardcore/crust punk fedele, tanto per sonorità quanto per approccio lirico e tematiche trattate, in egual misura sia alla scuola svedese del genere di gentaglia come Avskum e Anti Cimex, sia alla primordiale lezione hardcore di veri e propri mostri sacri della scena italiana come Wretched ed Eu’s Arse, senza dimenticare il classico e seminale suono d-beat riconducibile a Varukers, Discharge e Warwound su tutti. A tratti il sound degli Humus si spinge verso lidi crust-core e proto grind, tanto che sembra di ascoltare i Disrupt, e questo non può che essere un grande pregio dei nostri. Il tutto è condito con liriche riottose e rabbiose che si scagliano contro ogni forma di oppressione che ci troviamo a subire in quest’era paranoica dominata dal culto della merce e dal mito del progresso; testi che attaccano quindi quella barbarie che è il Capitalismo e i morti viventi-consumatori che crea, ma non solo. Gli Humus vomitano il loro veleno e prendono posizione anche contro il fascismo, da sempre risposta reazionaria della classe dominante e della borghesia per difendere i propri interessi. Quindi, per tirare le somme, ci troviamo dinanzi a niente più, niente meno che la formula perfetta per un bel disco crust/hardcore/d-beat tritaossa, distruttivo e annichilente, perfetta colonna sonora per questi tempi oscuri nei quali la morte è sempre in agguato!

Tempi bui, giorni che appaiono eterni, il mondo come noi lo conoscevamo era ormai sprofondato nel caos più totale, nessuna via di scampo, solo desolazione e morte si estendono tutte intorno a me. Sopravvivere o morire, poco importa in queste lande abitate unicamente da non-morti corrosi dal tempo pronti a banchettare con le nostre carni al suono di urla strazianti e disumane, sullo sfondo di un cielo radiottavo e di un paesaggio in putrefazione, inospitale per qualsiasi forma di vita. Visioni orribili che attanagliano la mia mente mi trascinano inesorabilmente verso l’oblio, lasciandomi in bilico ad osservare abissi di follia e mostruosi incubi che diventano reali, giorno dopo giorno su questa terra in putrefazione. Un’eterna condanna questo mio vagare continuo e senza meta per lande desolate, come compagni di viaggio solo la morte che si estendeva tutto intorno a me e il rumore suonato da Humus e Cancer Spreading. Sopravvivere o morire, poco importa sotto questa pioggia acida che mi corrode all’interno e all’esterno. Quando l’uomo sara preda dei suoi simili, la fine dell’umanità sarà quindi giunta una volta per tutte. Anno 2016, cronache post-apocalittiche.

Schegge Impazzite di Rumore #06

Torna anche in questi primi freddissimi giorni di dicembre (si, sarebbe dovuto uscire a fine novembre questo articolo, ma sono uno stronzo si sa) il consueto appuntamento con Schegge Impazzite di Rumore, il sesto per la precisione. Saranno come al solito schegge di rumore che si andranno a conficcare nei vostri occhi e nella vostra pelle provocandovi un dolore atroce, un dolore che è possibile sopportare solamente sparandosi nelle orecchie, al più alto volume possibile ed immaginabile, il rumore contenuto nelle recenti uscite dei quattro gruppi di cui vi parlerò oggi: Iena, Grog, K-19 e Up To Date. Il disastro sonoro arriverà e avrà i vostri occhi… i vostri occhi impregnati di terrore.

Partiamo con gli Iena, gruppo formatosi a Firenze Nord lo scorso gennaio-febbraio per mano di brutti ceffi già impegnati con Carlos Dunga e xDeloreanx (tra gli altri). Con questo loro primo Ep “Condanna a Morte” però toglietevi dalla testa sonorità thrashcore/fastcore tipiche dei due gruppi menzionati poco fa, perché in questo caso ci troviamo tra le mani un lavoro che sembra esser stato preso direttamente dalla prima metà degli anni ’80 visto che il sound proposto dagli Iena è il più classico Oi/punk82, grezzo, proletario e diretto come un pugno in faccia! È innegabile l’influenza e i continui richiami ai Nabat che possiamo trovare nella proposta dei fiorentini, ma è altrettanto innegabile l’importanza mondiale che hanno avuto i bolognesi sull’intera scena Oi! dagli anni ’80 in poi! Non solo Nabat però, in molti passaggi difatti la musica rabbiosa degli Iena riporta alla memoria il sound dei Dioxina, storico e mai dimenticato gruppo Oi! riminese. Quindi si, per farla breve, come avrete ben capito, questo “Condanna a Morte” ripropone senza futili fronzoli e senza troppe pretese il tipico sound Oi! all’italiana, quello più riottoso, grezzo e orgogliosamente proletario pronto a massacrarti di botte sei sei un fascio, uno sbirro oppure un ricco borghese di merda! Chi mi conosce bene sa quanto io non sia un amante folle del genere proposto dagli Iena, però quando un lavoro ha i cosidetti controcoglioni e ti fa muovere la testa dall’inizio alla fine non si può far altro che prenderne atto e riconoscergli il merito! Attitudine, rabbia proletaria e impeto di rivolta, tutto questo è perfettamente racchiuso nelle otto tracce presenti su questo primo Ep dei fiorentini. Menzione speciale per pezzi come “Firenze Nord” e l’inno “Lo Stivale Brucerà”, veri e propri pugni in faccia! Ora che gli Iena si aggirano sulla scena in cerca di carogne con cui sfamarsi, la nostra voglia di Oi! incazzato e incendiario può essere finalmente saziata! “Fate i Nabat”…no, facciamo gli Iena!

 

Canaglie di tutto il mondo unitevi per gustarvi appieno il sound rabbioso e annichilente dei Grog, una ciurma di pirati ubriachi marci che suona sporco e rabbioso d-beat/crust che non fa prigionieri! Il sound proposto dai nostri su questo loro primo S/t album rilasciato lo scorso aprile è violento ed annichilente, nonostante l’approccio e l’attitudine dei nostri spesso tenda all’ignoranza e al cazzeggio molesto, piuttosto che ad un “prendersi troppo sul serio” che alla lunga potrebbe risultare noioso e scontato. Undici le tracce che ci troviamo ad ascoltare su questo primo lavoro dei Grog, tra le quali spiccano “Vita in Quanto Stato di Non Suicidio” (titolo della madonna!!!), “Città Anno Zero”, “La Sicurezza che Uccide” e la conclusiva “Effetto Placebo”. Pensate al d-beat/crust dei Grog come il perfetto punto d’incontro tra il crust-core marcissimo dei Culto del Cargo e il raw’n’roll dei varesini Motron, giusto per fare i nomi di due dei migliori gruppi italiani in circolazione! Un arrembaggio molesto accompagnato da litri di alcol scadente, tutto questo è il S/t dei Grog! Alzate i vostri calici ciurma di canaglie all’ascolto e brindate ai Grog e al loro crust/d-beat tritaossa!

Per rimanere in tema di raw d-beat/crust punk, spostiamoci ora in Sardegna e precisamente a Cagliari, città da cui provengono i K//19, gruppo di recentissima formazione che a Ottobre ha rilasciato la sua prima fatica dall’emblematico titolo “Total Collapse of Society”, netta dichiarazione di intenti dei nostri.

Cinque pezzi (più una cover dei Raw Noise) di classico d-beat/raw punk che riprende la lezione tradizionale dei grandi gruppi svedesi come Driller Kille, Anti-Cimex, Absolut, ma anche dei tedeschi Autoritär tra gli altri, e fa tutto questo con attitudine e sincera dedizione. D’altronde l’intento con cui nasce questo progetto è chiaro fin da subito: “i K//19 nascono in base all’esigenza di continuare a perpetrare un fondamentalismo puramente raw d-beat da tempo snobbato e rimasto nei cantieri dei pochi manovali del genere”. I K//19 quindi suonano quello che piace loro, senza inventare nulla di nuovo ma anzi riuscendo a far suonare fresco e interessante un sound che potrebbe apparire sentito e risentito mille volte. Il raw punk/d-beat dei sardi tira dritto per la sua strada a velocità spedita spazzando via qualsiasi cosa si trova davanti e lasciando solo macerie al suo passaggio, riuscendo anche ad avere un certo gusto per le melodie (soprattutto nei bellissimi assoli dei primi due brani) in mezzo a tutta questa sua cieca furia distruttiva! Inoltre la proposta grezza dei nostri può ricondurre alla mente e all’orecchio echi di Crutches e qualcosa anche dei Paranoid, giusto per ribadire ancora una volta, se non fosse chiaro, quali siano i loro punti di riferimento. Se questo “Total Collapse of Society” è solo l’inizio, i K//19 faranno parlare di sé e faranno la gioia di tutti gli amanti del genere!

Chiudiamo questa sesta puntata con le nostre amate Schegge Impazzite di Rumore con un lavoro originariamente uscito nel lontano 1997 in formato 7″ e che viene oggi ristampato dalla Hanged Man Records. Sto parlando della prima e unica fatica dei torinesi Up To Date, realtà certamente minore e poco fortunata della scena italiana dei 90, ma che aveva la giusta attitudine hardcore e poteva contare su una buonissima capacità di songwriting, come testimoniato da questa interessante ristampa.

Quello che ci troviamo ad ascoltare su questo “…quanta Cenere”, come potete ben immaginare, è il più classico hardcore torinese degli anni 90, quello che affondava ben saldamente le proprie radici musicali, liriche e attitudinali nella seminale lezione dell’hardcore italiano della decade precedente come Declino, Indigesti e Negazione. Il sound e l’approccio degli Up To Date quindi ricorda molto quello dei Frammenti e Sottopressione, anche se molto più grezzo e sgraziato e senza raggiungere le vette liriche raggiunte dai due gruppi appena citati, ma non per questo meno apprezzabile. Hardcore senza fronzoli, semplice, diretto, in your face, proprio come piace a tutti noi! La Hanged Man Records ha diseppellito un gemma grezza di hardcore italiano dalla fin troppa polvere che la teneva celata, un lavoro che merita di essere riscoperto, ascoltato e apprezzato!

Verrete trafitti dalle nostre schegge di rumore impazzite, soccomberete sotto i colpi del nostro Disastro Sonoro!

Motron – Eternal Headache (2015)

“Our downfall is near…” 

Le lande desolate e mortifere che costituiscono il paesaggio di tutta la provincia di Varese, anche rinominata “Olona Death Valley”, da anni appaiono ormai come terreno fertile per un certo tipo di sound che pesca a piene mani dal meglio del crust punk, del d-beat e del rock’n’roll stradaiolo in salsa Motörhead venato dal proto-speed metal più primitivo. Gli esponenti più noti di questo mix esplosivo a Varese son certamente gli Overcharge che pochi mesi fa son ritornati dall’inferno con l’EP “Electric Reaper” e che con l’ultimo “Speedsick” si son dimostrati una delle migliori realtà della scena metal-punk italiana ed europea. Ma il gruppo di Panzer e soci non è il solo ad esser cresciuto a pane, Motörhead e Crust Punk/D-Beat in salsa svedese (Anti-Cimex e Driller Killer su tutti) e infatti oggi parleremo dei Motron e della loro ultima fatica in studio “Eternal Headache”. E il titolo dell’album, letteralmente “malditesta eterno”, è il modo migliore per descrivere il fast-rumore che ci troveremo ad ascoltare appena giungeranno al nostro orecchio le prime note dell’iniziale “Vita”, un perfetto esempio del sound che i nostri definiscono “Raw’n’Roll” e di cui sono gli alfieri indiscussi, nonchè quello che ritengo essere il loro miglior pezzo insieme a “They Are Going to Eat Me” (già presente nella demo del 2013) e alla conclusiva “Kiss of Death”, brano che sia nel titolo (omaggio all’omonimo album del 2006) che nel suo essere un perfetto mix tra rock’n’roll stradaiolo e speed-punk sottolinea tutto l’amore viscerale che i Motron provano nei confronti dell’immortale Lemmy e dei suoi Motorhead. In perfetto bilico tra cazeggio totale, divertimento molesto e pezzi più profondi a livello lirico, questo “Eternal Headache” é veramente un buonissimo lavoro che si ascolta con estremo piacere dall’inizio alla fine e ancora da capo.

Nelle wastelands del varesotto, nella Valle della Morte impestata dai fumi nauseabondi che fuoriescono dalle acque putride dell’Olona, si aggirano questi cinque guerrieri-zombie post apocalittici e ubriachi marci fino al midollo che portano con sé morte, distruzione e il giusto grado di molestia necessaria per sopravvivere in queste lande desolate dove l’apparente quieto vivere è una vera e propria condanna a morte. Chiudetevi in casa e blindate porte e finestre se non siete pronti ad unirvi alla brigata molesta della morte che porta il nome di Motron e che tiene alta la bandiera del “Crust’n’Roll”. L’apocalisse sta arrivando e vi seppellirà tutti!

Lasciate ogni speranza o voi che entrate nella Valle della Morte; il Raw’n’Roll molesto dei Motron vi farà venire il peggior malditesta della vostra vita e farà da colonna sonora al mondo post-apocalittico che verrà. Stappate le vostre birre e tenetevi pronti ad entrare in un mondo infernale popolato da zombi, disperazione, morte e rabbia!